materiale:: partitura grafica 1

Questa è l’idea della partitura associata al soggetto/storyboard proposto da Filippo che curerà il primo allestimento/rappresentazione di inORMA.

Un paio di spiegazioni provenienti dallo stesso Filippo:

  • Lo svolgimento è in orizzontale, le parti sono sovapposte, proprio come una partitura operistica. C’è una successione di sensazioni, come anticipato dallo storyboard che avevo proposto.
  • Si vede facilmente che ogni sensazione ha una diversa sfumatura dello stesso colore. Questo è perchè ogni pezzo avrà una coerenza interna.

Ma! Si nota anche che, andando avanti, alcune sfumature di colore rimangono, seppure in modo meno presente rispetto alle nuove sfumature. Questo è perché, come da storyboard, ogni nuova sensazione porta in sé qualcosa delle precedenti. Nello specifico ci si riferisco ad un suono, o un pattern, o “qualcosa” che può anche essere diverso da quello che si suonava durante la sensazione precedente, ma che deve essere un richiamo ad essa. In qualche modo deve (dovrebbe) rimanere una “memoria” dell’appena trascorso, con buona pace dei famosi processi a memoria zero. E il bello è che siamo partiti da un’idea opposta.

Si noterà anche che la parte di memoria che rimane è stata di volta in volta assegnata a chi aveva in carico quella sensazione. Chiaramente, ogni volta c’è però qualcosa di nuovo, che pesa circa il doppio della memoria. la forza del presente, nevvero…

Ora, man mano che si va avanti la faccenda si complica, chiaramente, ma il bello sarà proprio quello. Un esempio: per dire, se nell’ebbrezza si sceglie di usare un suono di clavicembalo (si fa per dire, neh), nelle parti successive potrebbe essere o un altro suono di clavicembalo, o una parte simile suonata con un altro strumento, eccetera. Chiaramente, la memoria varia ad ogni nuova sensazione. Nel senso che non è che quella parte debba essere immutabile. Però deve esserci un qualcosa che ricordi, che racchiuda, il trascorso.

Particolarità: è vero che la memoria è assegnata ad ogni rispettivo autore primitivo, ma vorrei che la scelta della memoria fosse condivisa con me (soprattutto) e con tutti gli altri (chiaramente). A tale scopo, come preannunciato ai tempi dell’ultimo incontro, Filippo formula una richiesta: ognuno deve proporre almeno 2-3 suoni o pattern o qualcosa che possa fungere da spina dorsale alla sensazione, e/o da memoria.

Non è detto che il cuore e la memoria debbano essere la stessa cosa, in effetti proprio come nella vita reale.

Su questi suoni o pattern o che inizieremo il lavoro di compo-improvvisazione. Il lavoro sarà reso più semplice e pop (in una particolarissima accezione del significato di “pop”) dalla presenza delle memorie.

Considerazione a latere: la struttura del tutto ha grossomodo questo andamento: un crescendo per i primi 3 pezzi, esplosione nel quarto, rilassamento/pausa nel quinto, conclusione nel gran finale.

Si inizia col disagio, che effettivamente è quello che potrebbe avere meno attinenza con la memoria, anche se questo è opinabile. I blocchetti di giordano e nico iniziano prima, ma è per puri scopi esemplificativi: non è detto che debbano iniziare loro, ma qualcuno sì.

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